Performance Art: Intervista a Lois Keidan

Lois KeidanA volte penso che i cataloghi siano quasi cataloghi di ‘vendita’ di opere, e che ancora una volta è il prodotto che venga promosso e non l’idea che li genera. – Lois Keidan sulla Performance Art

Chi è Lois Keidan? Una donna fuori da ogni schema, oggi direttrice del dipartimento Live Art dell’Insitute Contemporaney Art di Londra, uno dei più interessanti luoghi di sperimentazione artistica internazionale, nonchè promotrice di artisti emergenti legati alla sperimentazione della Body Art. Un esempio della tipologia di artisti che promuove e propone, ve l’ho mostrato in un mio precedente articolo, in cui vi ho presentato la performer La Ribot.

Qui invece vi propongo degli estratti di un’intervista a Lois Keidan, in cui spiega e pone delle riflessioni sul mondo dell’arte contemporanea, sulla società odierna, e sulla differenza tra la Body Art e Performance Art.

 

Intervista a Lois Keidan – Virus Magazine 2 Febbraio 1998

 

Come definiresti la Live Art?

“La LIVE ART definisce una serie di convenzioni. Possiamo definire questo tipo di arte come un diretto discendente della PERFORMANCE ART ma è anche un ibrido delle arti plastiche, delle installazioni, del teatro sperimentale e un’evoluzione nel linguaggio dei media elettronici. E’ un insieme di forme, idee e contesti, uno spazio in movimento, sempre in evoluzione, per esperienze intense e momentanee, che raggiungono anche una generazione diversa e in crescita saturata da una informazione omogeneizzata, dall’immaginario di fine del Ventesimo Secolo, e alla ricerca di altri mezzi di espressione creativa e di metodi alternativi per trattare i rischi emozionali e intellettuali… E’ caratteristica di molti degli artisti di questi ultimi anni la contaminazione tra linguaggi, teatro, installazione, cinema, musica, arte visiva, danza, culture popolari, e proprio questa contaminazione ha permesso la possibilità di nuove forme d’arte basate proprio sul tempo in cui viviamo e non limitate dalla tradizione e dalle convenzioni.”

 

C’è quindi una grande differenza tra la Body Art e la performance contemporanea?

“Non si può quasi fare un confronto, anche se è molto comodo per molti dire che la performance contemporanea è simile alla Body Art. E’ completamente mutato e rivoluzionato il concetto di corpo. Dal momento in cui la scienza è riuscita a portare il corpo in un’altra dimensione, da quando il body piercing e il tatuaggio sono diventati accessori rigorosamente di moda, da quando l’ortodossia delle religioni occidentali ha perso il suo ruolo e la sua rilevanza, da quando le nuove tecnologie hanno rivoluzionato le nostre relazioni interpersonali, da quando i media dell’informazione hanno sostituito selvaggiamente i luoghi della spiritualità, e da quando gli individui hanno intrapreso una ricerca personale di rituali contemporanei, le domande sul corpo nella società e sulla società nel corpo hanno acquisito urgenza e potenza. La LIVE ART è tutt’ora l’unica che possa porre correttamente queste domande e provare a dare delle risposte.

 

Sei ottimista sul futuro degli artisti che hai promosso nel Live Art?

“No, francamente sono molto pessimista… Intanto perchè il mondo ‘ufficiale’ del sistema dell’arte, non è interessato ad informare il pubblico su queste performance, che ritengo siano veramente l’arte di questo tempo. Poi anche la critica è ostile, difende e propone la solita ‘minestra già riscaldata’, e lo stesso vale per i giornali e le riviste d’arte. E poi ritengo che in questo senso anche il lavoro dei club sia dannoso, perchè gioca sul sensazionalismo. Mi piacerebbe invece che di questo tipo di arte si discutesse proprio sulle riviste specializzate e che fosse possibile vederle nelle gallerie e nei musei… Sono però ottimista per il fatto che invece altri mezzi di comunicazione, stanno prendendo in considerazione e amplificando il linguaggio dell’arte performativa.”

 

Pensi dunque che quest’arte abbia il destino di restare nell’underground?

“Credo proprio di no, il pubblico giovane è entusiasta di questo tipo di arte, e comunque ritengo che ci sia una grande attenzione su di voi. Questo tipo di arte incomincia ad influenzare la cultura ufficiale, così come anche la pubblicità e il teatro, l’editoria, ed altro ancora utilizzano immagini che provengono dalle performance. Resta comunque una differenza tra l’arte ‘ufficiale’ e l’arte performativa, probabilmente dovuta al fatto che non vi ‘possano comperare’, e per i curatori è molto importante vendere il lavoro degli artisti… A volte penso che i cataloghi siano quasi cataloghi di ‘vendita’ di opere, e che ancora una volta è il prodotto che venga promosso e non l’idea che li genera. In fondo non c’è molta differenza tra la mentalità dei club e quella dell’arte ufficiale…”

 

Vi segnalo un sito italiano molto interessante, incentrato sull’arte e la cultura contemporanea, in cui si trovano informazioni su artisti nazionali ed internazionali: Undu.net